Nuova finanziaria proiettata al riarmo, serve la mobilitazione perché a pagare sono i lavoratori e cittadini; 23 maggio prossimo manifestazione nazionale a Roma!

Catanzaro -

Non ci siamo mai fermati con le mobilitazioni in piazza, ripartiamo dalle assemblee nei luoghi di lavoro, per arrivare alla manifestazione nazionale contro il solito prelievo dalle tasche dei lavoratori di quanto rimane di pietosi stipendi e pensioni.

Un futuro sempre più oscuro per il paese per i cittadini lavoratori che, devono affrontare le spese del caro vita con i miseri stipendi, oggi recarsi al lavoro è una spesa che influisce molto sull’economia di famiglia.

Raggiungere i luoghi di lavoro con distanze chilometriche necessita di una nuova programmazione del lavoro, anche alla luce di scarsi investimenti nei trasporti dove in Calabria l’alta velocità è stata rimandata all’individuazione di fondi ordinari e la viabilità si potrebbe definire scandalosa, che rendono obbligatorio usare le auto private.

Senza contare che in termini di precarietà generale siamo al primo posto: - la zona di espansione economica NON è mai decollata e non potrà mai decollare se mancano le infrastrutture; che NON sono il ponte sullo stretto,  - dopodiché torneremo a denunciare lo sfruttamento degli stagionali anche per l’anno in corso, - manderemo a casa definitivamente ( sono già senza lavoro da mesi ) gli ultimi residui di Tirocinanti che fino ad oggi hanno portato avanti la P.A.  - e ci faremo dileggiare sulla sanità dal presidente rieletto che tutto va bene!  mentre spendiamo oltre 325 milioni di migrazione sanitaria ( senza contare quanti non possono curarsi ) !!

Non possiamo accettare che ci sia meno stato sociale e più armi in questo paese che vive di precariato giornaliero e sfruttamento, sono anni che sopportiamo la messa a posto del bilancio nazionale con sacrifici, mentre la realtà è che i soldi si spendono per riarmare il paese, l’Europa e pure la nato!!

Tutte politiche che non rientrano nella vita quotidiana di chi deve affrontare questo caro vita, dove l’inflazione sale giorno per giorno, questo non è altro che, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla e la precarietà si prolunga, miliardi di euro vengono donati alle multinazionali delle armi, ed alle banche, che negli ultimi anni hanno visto i loro profitti svilupparsi vertiginosamente.

E come ogni anno anche nel futuro ci attendono tagli e debiti per finanziare le priorità, tra cui gli armamenti, già la precedente manovra ha previsto riduzioni di spesa in vari ministeri e una rimodulazione di fondi, influenzando settori come trasporti e mobilità, oggi altri tagli alla sanità ed ai trasporti per fare fronte all’idiozia di una guerra, a cui il paese presta il fianco aggravando le spese famigliari.

I miliardi spesi per sostenere il riarmo non fanno altro che aumentare il deficit nazionale che oggi si aggira oltre i -tre mila miliardi-, a ciò vanno aggiunti i soldi per -PNRR da restituire, i soldi delle -finanziarie fatte a debito da restituire; un paese in netta depressione dove a farne le spese saremo noi cittadini! 

Le uniche voci della finanziaria di aumento sono i sussidi alle imprese e la crescita degli investimenti in armamenti, il tutto in un quadro in cui, mentre i salari reali pagano ancora il crollo avvenuto negli ultimi anni, i padroni accrescono i loro profitti nonostante la generale stagnazione dell’economia.

Hanno utilizzato i vincoli di bilancio europei per giustificare gli ennesimi tagli allo stato sociale e la meschina disponibilità di fondi per il salario indiretto quali i servizi pubblici  e differito quello delle pensioni, dei cittadini italiani, questa manovra in termini di aggressione agli stipendi ed alla precarietà è stata capace di superare di gran lunga le precedenti crisi: la pandemia e le precedenti guerre non nostre!

Uno stillicidio della spesa sociale, sussidi a chi in questi anni ha fatto profitto grazie a sfruttamento e aumento dei prezzi, benefici fittizi pagati con i soldi di tutti.

Un andamento che è in perfetta continuità con quello che ha caratterizzato le scelte dei governi precedenti  e che può essere ostacolato soltanto da una permanente risposta dei lavoratori e dei cittadini attraverso il conflitto sociale.