Hitachi Rail Reggio Calabria: dentro l'appalto si lavora con la paura
Nelle scorse settimane abbiamo ricevuto segnalazioni da lavoratori dell'indotto dello stabilimento Hitachi Rail di via Calamizzi. Lavoratori che ci hanno chiesto di restare anonimi. È un dato che racconta più di ogni altra cosa il clima che si respira dentro quella fabbrica.
Si sono rivolti a noi perché abbiamo più volte denunciato pubblicamente i loro problemi. Nel febbraio 2025 abbiamo posto pubblicamente una questione che continuiamo a ritenere inaccettabile: ai lavoratori del magazzino, impiegati in subappalto attraverso Phoenix Logistic per conto dell'appaltatrice ISS Palumbo, viene applicato il CCNL Logistica, mentre ai dipendenti diretti si applica il CCNL Metalmeccanici, con trattamenti diversi a fronte di attività almeno in parte sovrapponibili. Abbiamo chiesto l'internalizzazione del servizio ricordando un dato che dovrebbe bastare da solo: quello di Reggio Calabria è l'unico magazzino che Hitachi Rail tiene esternalizzato in Italia.
Dentro quel subappalto abbiamo trovato lavoratori inquadrati sotto le mansioni che svolgevano davvero. Al nostro delegato Nicola Giarmoleo era stato messo davanti un accordo conciliativo al ribasso. Non l'ha firmato, si è iscritto a USB, e insieme abbiamo portato la questione all'Ispettorato del Lavoro. Da quel momento è cominciato il travaglio fatto di richiami disciplinari che riteniamo pretestuosi ed esclusione sistematica dagli straordinari.
Poi il licenziamento, per un'assenza a una visita fiscale durante la malattia. Sul piano formale quel licenziamento reggeva, e per questo non lo abbiamo impugnato. Restiamo però convinti che a un lavoratore qualunque, nella stessa identica situazione, quel provvedimento non sarebbe stato applicato. Nicola non era un lavoratore qualunque: aveva rifiutato un accordo al ribasso e aveva portato l'azienda davanti all'Ispettorato.
E l'Ispettorato, a indagine chiusa, gli ha dato ragione. Ha accertato che svolgeva mansioni superiori non solo rispetto al livello di partenza, ma anche rispetto a quello che gli era stato assegnato con l'accordo che aveva rifiutato. Il posto però lo aveva già perso. Dentro un appalto si può avere ragione, avercela per iscritto, e restare comunque fuori. Chi ci scrive oggi chiedendo l'anonimato ha visto succedere esattamente questo.
Poco più di due mesi fa un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha aperto uno squarcio sul sistema delle assunzioni nell'indotto reggino. Hitachi Rail non è coinvolta nell'indagine e gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Ma quell'inchiesta obbliga tutti a guardare un meccanismo che va oltre le responsabilità individuali. Quando il lavoro viene frammentato lungo catene di appalti e subappalti, il posto di lavoro smette di essere un diritto e diventa qualcosa che qualcuno può promettere, concedere o togliere. È lì che nasce il ricatto, prima e indipendentemente da ogni vicenda giudiziaria.
Un grande gruppo industriale che costruisce treni e metropolitane per mezza Europa, con commesse in larga parte pubbliche, non può reggere il proprio modello produttivo sulla divisione tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B dentro lo stesso capannone. Ci viene segnalato che l'appalto in scadenza il 30 settembre sarebbe stato rinnovato per altri due anni. Se è così, sono altri due anni di doppio binario contrattuale a Reggio Calabria, mentre in tutti gli altri stabilimenti Hitachi Rail ha scelto la strada opposta.
Per noi la questione resta quella di sempre: stesso lavoro, stessi diritti. Non ci aspettiamo che a rispondere sia l'azienda. Ci rivolgiamo ai lavoratori dell'indotto, a quelli inquadrati sotto le mansioni che svolgono davvero, a quelli a cui i permessi vengono concessi come favori, a quelli a cui è stato messo davanti un accordo da firmare senza confronto. Le buste paga si controllano una per una, le mansioni effettivamente svolte si ricostruiscono, le differenze retributive arretrate si recuperano, e per farlo esistono strumenti che funzionano anche senza esporsi in fabbrica. Nessuno deve fare l'eroe, ma nessuno è obbligato a lavorare nella paura.
Chi vuole confrontarsi con noi può farlo anche singolarmente e in forma riservata: le porte della nostra sede di Via Nino Bixio sono sempre aperte.
Un lavoratore solo può essere ricattato. I lavoratori organizzati possono cambiare le cose.
USB Lavoro Privato - Reggio Calabria