PROVINCIA DI COSENZA: SINDACATI FIRMAIOLI

La Cisl, legata a doppio filo con l’amministrazione provinciale, trascina Cgil e Uil portandola a non rispettare la volontà dei lavoratori ed a disdettare l’intesa con la USB

 

Cosenza -

Alla Provincia di Cosenza opera una assurda conventio ad excludendum nei confronti del Sindacato di Base, rispetto alla quale l’Amministrazione e la CISL giocano di sponda.

Nei mesi scorsi, infatti, dopo le nostre prese di posizione sulle opache modalità di attuazione della legge Del Rio messe in atto dall’ente territoriale cosentino, l’Amministrazione provinciale non ha più invitato l’USB ai tavoli negoziali, giustificando questa scelta col fatto che il Sindacato di Base non è firmatario di un contratto nazionale che risale all’era pre crisi, mostrando, così, di non conoscere bene quali siano le regole che disciplinano la rappresentatività nei comparti pubblici.

Ieri, dopo un’affollata assemblea dei lavoratori in cui sono state denunciate tutte le contraddizioni e le degenerazioni clientelari emerse nella fase di applicazione della cosiddetta riforma delle province (dai criteri oscuri con cui alcuni dipendenti sono stati scelti per essere trasferiti nei ruoli regionali; ai rischi che corrono i lavoratori impegnati nel settore viabilità; al mancato pagamento degli stipendi degli operatori del mercato del lavoro) e dopo che l’assemblea votando ha vincolando il Sindacato a non firmare il contratto integrativo 2015, la CISL - che già era pronta a sottoscrivere l’intesa proposta dall’Amministrazione - si è assunta la responsabilità di rompere l’unità del fronte sindacale, imponendo a CGIL e CISL (sic!) di non condividere un documento unitario con l’Unione Sindacale di Base.

L’USB ritiene irricevibile sia il modello organizzativo (come si può pretendere di disegnare l’architettura organizzativa di un Ente che non sa ancora bene quali funzioni dovrà svolgere?) che il contratto integrativo 2015 proposto dall’Amministrazione provinciale, poiché in esso non si prevede alcuna progressione di carriera per i dipendenti, si destinano meno di 1500 euro annui pro capite al salario di produttività mentre, contestualmente, si pretende di regalare oltre 1 milione e 600 mila euro a 90 capetti, titolari di posizione organizzativa che, in questo modo, porterebbero a casa quasi 20.000 euro in più all’anno, oltre al normale stipendio.

I lavoratori hanno impedito a firmaioli di professione di sottoscrivere una simile oscenità e chi si era esposto oltre il lecito con la controparte ha perso la testa (e questo ci sta); non si capisce, però, quale interesse abbia la CGIL - che con l’USB aveva condiviso metodi e contenuti di questa vertenza - a farsi imporre la linea dalla CISL ed a rimettersi in riga senza battere ciglio.

Si, è proprio vero!

Quando c’è bisogno di posizioni forti, i sindacati complici e concessivi si intruppano, salvaguardando l’unità sindacale, annacquando i contenuti e massacrando i lavoratori.

D’altronde, la storia di questi ultimi anni parla di queste cose; una storia che parla di azzeramento dei diritti e cancellazione di cinquant’anni di conquiste.
                                                                  Esecutivo Provinciale USB Cosenza

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