FALCOMATÀ, QUANDO IL NOME NON BASTA

Reggio Calabria -

Italo Falcomatà, con le sue grandi doti morali e capacità amministrativa, aveva conquistato non solo Reggio, ma tutta la Calabria pulita e vogliosa di riscatto.

Purtroppo il figlio non sembra permeato dallo stesso spessore.

Non si spiegano altrimenti le dichiarazioni rilasciate alla stampa all’indomani della visita di Renzi, nelle quali, oltre alle lodi sperticate del primo ministro in visita a Reggio (quantomeno sorprendenti, visti i primi atti del suo governo), ha unito una incomprensibile critica fatta alle proteste dei lavoratori.

A noi, della federazione regionale calabrese dell’USB, farebbe enormemente piacere se le cose scritte da Falcomatà si realizzassero e che Renzi desse sul serio una sterzata alle politiche sull’occupazione in Calabria, ma temiamo fortemente che non sarà così.

I primi atti del Governo, infatti, vanno in tutt’altro segno e, a fronte della manovra propagandistica degli 80 euro fino a dicembre, (e non per tutti i lavoratori, è bene ricordarlo),  è già intervento: con la proroga del blocco dei contratti (già in vigore dal 2009) fino a tutto il 2020, con lo smantellamento della pubblica amministrazione attraverso la chiusura di uffici, con l’introduzione del job act che è riuscito nel non facile compito di precarizzare ancor di più il mondo del lavoro nel nostro Paese, con la negazione di qualsiasi prospettiva di stabilizzazione delle lavoratrici e lavoratori precari.

Proprio questi ultimi, nella giornata del 14, hanno manifestato assieme ai lavoratori pubblici, chiedendo il riconoscimento alla stabilità dopo 17 anni di precariato.

La verità è che anche questo governo, in piena continuità con i precedenti, è pienamente sottomesso ai voleri dell’Europa, delle banche e dei poteri forti.

Comprendiamo che non sia facile, per chi non ha mai vissuto sulla sua pelle o quella di suoi stretti familiari il dramma della disoccupazione, del precariato a vita e della mancanza di prospettive per un futuro, capire le ragioni di chi era in piazza a protestare ed a chiedere una soluzione definitiva; ma chi era in piazza a manifestare contro Renzi, lo aveva già fatto più volte contro il governo Berlusconi e contro tutti gli altri che si sono succeduti, accumunati tutti dalla mancanza di iniziative per risolvere i problemi della Calabria e dei calabresi.

Però, chiunque si affacci alla politica, dovrebbe avere il buon senso di informarsi prima di rilasciare dichiarazioni; l’avesse fatto, il sig. Falcomatà avrebbe riscontrato come la USB non solo non ha mai strumentalizzato nessuno, ma, anzi, è stata da sempre essa stessa lo strumento attraverso il quale i lavoratori, i precari, i disoccupati, i cassintegrati, hanno potuto avanzare le loro legittime rivendicazioni.

Stessa poca attenzione il sig. Falcomatà l’ha messa quando ha parlato della protesta simbolica dei volantini con gli 80 euro distribuiti a Reggio come in tutta Italia in quella giornata (a proposito, se li ritiene falsi, come ha scritto, perché non è andato a denunciarlo alla Autorità?), chiedendosi chi li avessi stampati! Bastava girarli e si sarebbe accorto che sul retro, assieme a tutte le informazioni sugli attacchi che stanno subendo i lavoratori, c’era bello grande il simbolo del nostro sindacato e la scritta USB Calabria.

In conclusione, a differenza degli altri che usurpano ormai la parola sindacato, USB è un’organizzazione sindacale libera, che non ha padroni, non appartiene a schieramenti politici e che risponde esclusivamente ai lavoratori: è difficile da credere oggi, ma è così.

Il Sig. Falcomatà porta un nome importante, simbolo in questa regione, ma, se vuol far politica, dimostri di esserne all’altezza.

 

19 GIUGNO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI PUBBLICI E DELLE MUNICIPALIZZATE

 

MANIFESTAZIONE REGIONALE A CATANZARO

 

·       RINNOVO DEI CONTRATTI SUBITO

 

·       ASSUNZIONI DEI PRECARI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

 

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