COSENZA CHIEDE GIUSTIZIA PER MOMO — MORTE DI STATO LUNEDÌ 27 LUGLIO, ORE 18.30 — MANIFESTAZIONE POPOLARE Da via dei Mille, il quartiere di Mohamed

Cosenza -

Mohamed Amin Bessioud aveva venticinque anni. Era un cittadino italiano. Per tutti era Momo. Aveva una fragilità psicologica profonda, nota e documentata. Eppure, in questo Paese, essere fragili non ti protegge: ti espone.

Minuto dopo minuto, la morte di Momo assume contorni sempre più gravi e le responsabilità delle forze dell'ordine sono sempre più chiare. Non è stata fatalità. È stata morte di Stato.

Secondo le denunce della famiglia, raccolte dalle testimonianze che emergono in queste ore, il quadro è agghiacciante: isolamento, minacce, e il dolore di una madre a cui è stato persino impedito di soccorrere il proprio figlio mentre moriva. Un ragazzo già schiacciato dalla paura, finito al centro di un intervento drammatico e culminato nel gesto più tragico davanti a chi, invece di tutelarlo, lo ha messo alle strette.

Non si può morire così.

Non si può morire abbandonati dal sistema sociale prima, e schiacciati dalla violenza istituzionale poi. Non si può morire in custodia dello Stato senza che qualcuno risponda. Non si può morire a venticinque anni, fragile, solo, con la madre tenuta lontana nel momento del supremo bisogno.

La tragedia di Mohamed richiama drammaticamente quanto accaduto a Fakir qualche giorno fa a Bologna. Ci restituisce, ancora una volta, le conseguenze mortali della gestione della salute mentale in questo paese: contenimento e repressione al posto di cura e assistenza sociale. Quando la politica risponde alle disuguaglianze e al disagio con le manette anziché con i diritti, la violenza diventa uno strumento ordinario. È una realtà che in Calabria conosciamo bene, in un territorio abbandonato dove l’assenza di tutele per i più fragili uccide ogni giorno.

Di fronte all’ennesima ingiustizia nella storia di questa città, non possiamo tacere né rimanere in silenzio aspettando che qualcuno metta tutto sotto il tappeto.

Pretendiamo che sia fatta immediata e totale chiarezza su quanto accaduto e su ogni responsabilità. Pretendiamo che ogni operatore presente in quella casa risponda delle sue azioni e delle sue omissioni. Pretendiamo che la Procura non archivi, che il governo non si nasconda dietro il silenzio.

Mohamed meritava ascolto, supporto e protezione, non un epilogo simile. Meritava uno Stato che cura, non uno Stato che sorveglia. Meritava servizi sociali, non perquisizioni. Meritava di vivere.

Cosenza ha sempre dato prova di non lasciare indietro nessuno e di saper rispondere a testa alta agli abusi di potere. La città in cui vogliamo vivere non è quella in cui chi è invisibile e in condizione di disagio sociale ed economico è destinato a morire.

Come comunità cittadina ci ritroveremo uniti per pretendere verità e giustizia.

Lunedì 27 luglio, dalle 18:30, partenza da via dei Mille, il quartiere di Mohamed.

Giustizia per Momo. Giustizia per tutte e tutti.

MOMO. UNO DI NOI.

Unione Sindacale di Base Cosenza