Regione Calabria: Esultano i sindacati “concessivi” e la politica liberista.

A piangere, come sempre, saranno i lavoratori!!!

Cosenza -

 

La deliberazione n° 77 del 22 dicembre 2015 del Consiglio Regionale della Calabria, che ha approvato la legge regionale sul trasporto pubblico locale, salutata con enfasi dalle OO.SS. “concessive” e in particolare dalla FILT-CGIL, oltre a non essere uno strumento adeguato al principio dell’universalità del Trasporto pubblico e, quindi, del diritto alla mobilità per i cittadini, non recepisce assolutamente nessuna norma a tutela del livelli occupazionali e salariali dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.


Una Deliberazione che, nella maggior parte dei contenuti, si caratterizza per essere strumento di gestione politica. A questo in sostanza serve “Art/Cal - Agenzia Regionale per il Trasporto -“ Decreto Madia permettendo ovviamente. La legge porta con se le più nefaste conseguenze per i dipendenti addetti del settore non avendo recepito quanto da USB proposto in sede di audizione presso la IV Commissione Ambiente riguardo le clausole sociali e, cosa gravissima, istituzionalizza il pizzo dovendo le imprese versare una quota percentuale degli incassi (corrispettivi e ricavi da traffico), per finanziare le attività dell’Art/Cal che a sua volta finanzierà l’Agenzia regionale Reti e Mobilità (5% Art/Cal, 95% Regione Calabria).


Esprimere un giudizio positivo su una serie di norme e solo timidamente annuire sull’Art 19 “Risorse Umane”, conferma che la visione dei sindacati concessivi è quella di consentire la liberalizzazione completa del settore compresi i diritti acquisiti.


Infatti, nei due commi che riguardano le tutele del personale ad oggi in servizio, è espressamente prevista la possibilità che si verifichino esuberi e che il mantenimento dei diritti acquisiti, cioè le condizioni economiche e normative derivanti dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dalla contrattazione integrativa aziendale, da parte dell’imprese subentranti è subordinato al modello d’impresa a cui sarà affidato il servizio a condizione che il numero degli addetti e le loro qualifiche siano armonizzabili con l'organizzazione d'impresa prescelta dall'imprenditore subentrante e con le sue strategie aziendali.


Sarebbe a dire che la possibilità di mantenere i diritti normativi e salariali dovranno coniugarsi con il modello organizzativo e alla strategia industriale dell’azienda.

Una scelta politicamente grave e inaccettabile poiché subordina la tutela dell’imprese a quello dei lavoratori e delle lavoratrici.


Allo stesso modo valutiamo l’analisi dei sindacati concessori che, con il loro stile caratteristico, ambiguo, essendo storicamente la cinghia di trasmissione e megafono della parte politica attualmente maggioranza alla Regione Calabria, millantano parlando di un’inesistente progetto dell’azienda unica regionale per superare la frammentazione e il nanismo industriale, che tanto piace ai padroncini e alla politica che li utilizza come bacino di voti garantiti.


Non esiste nessuna norma che possa far pensare a un progetto del genere che, semmai prevista, doveva essere contemplata dalle norme transitorie stabilendo, quindi, un percorso normativo per arrivare all’azienda unica ovvero alla trasformazione degli attuali Consorzi in società.


Infatti, nonostante sia stato inserito all’Art 12 il Bacino unico territoriale ottimale regionale con lo scopo primario di consentire alle imprese si raggiungere l’obiettivo di economie di scala, le gare per l’affidamento del servizio saranno organizzate in più lotti all’interno del Bacino ottimale. Lotti che saranno individuati dall’Agenzia regionale Reti e Mobilità.


Gridare vittoria e affermare che con questa Legge regionale si supera la fase d’incertezza normativa del settore è un modo come un altro di non voler accettare la sconfitta politica per non essere riusciti a contrastare l’offensiva liberista e mercatista che la politica di una presenza “sinistra” al governo della Regione ha posto in essere per liquidare un bene comune e un diritto universale.